solo attraverso il dialogo possiamo avvicinarci a quello che siamo, perchè il nostro specchio diventano gli altri mentre parliamo assieme a loro.
questo stesso specchio diventa un mondo che sembra starci accanto come carne della nostra stessa carne: altro da noi sì, ma, irrimediabilmente umano come noi stessi e quindi dialogo e progetto dialogico infinito.
questo è il senso della filosofia e del confronto con gli altri: la tensione inquieta del dialogo che è vita in comune.
dialogare, confrontarsi, domandare e restare, spesso, in silenzio, in ascolto.
Si, il dialogo; dialogo continuo incessante per avvicinare sempre un po' di più, due rette parallele ... ognuno di noi è l'unico sceso sul proprio pianeta, la comunicazione (verbale e non solo) è l'unico modo per avvicinarci .... ma a volte non basta. Sono atterrito quando le mie parole non sono sufficienti per raccontarmi e di fronte lo specchio è sporco, rotto o non riflette nulla. Nero opaco.
RispondiEliminaciao Palomar! vero che la comunicazione verbale non basta, infatti esiste quella non verbale, complessa e a volte da decriptare, letteralmente, ma esiste lo sguardo dei volti che si incontrano; spesso mi sono chiesto se già da uno sguardo non si possa vedere molto più di quello che crediamo;
RispondiEliminase le parole non sono sufficienti spesso può dipendere dalla disponibilità limitata dell'altro ad ascoltare e quindi lo specchio, ovviamente, non riflette più;
a quel punto basta sapere aspettare, senza forzare nulla, oppure volgersi da un'altra parte e guardare meglio noi stessi: respirare anche da soli, in pace, senza paura; spesso accade che ci si basti, per qullo che si è, anche se per poco, ma è salutare e ci porta un pò di calma nello scompiglio della vita di tutti i giorni; noi stessi siamo un paesaggio-racconto e di viaggi da fare ne abbiamo parecchi dentro di noi, e comunque qualcuno con cui raccontarsi è sempre lì che aspetta: mai incontrato qualche viandante che non conosci, in gita montana di solito accade, di salutarlo cordialmente? a me succedeva quando facevo gite in omntagna: il caldo, la fatica e poi qualcuno che faticava come me mi diceva "Salve"!
ciao!
vorrei chiederti però, perchè sei così atterrito? e cosa ti atterrisce veramente, lo specchio sei tu o il tuo interlocutore? metaforicamente o no?
RispondiElimina: - )
Solo dopo la morte sapremo se aveva ragione Lobacevskij o Euclide: se la retta, che passa per un punto fuori da un'altra retta, è destinata a incontrarla o a restare eternamente parallela. Io confido molto in Lobacevskij :)
RispondiEliminaanche io!!!! : - )
RispondiEliminaoggi riprenderò a leggere Erving Goffman
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