se la grana visiva, o acustica: il tessuto sonoro che riempie lo spazio di un paesaggio, di una zona-luogo di vita che attraversiamo durante i nostri viaggi di lavoro... o per altro motivo...
quel paesaggio sonoro che "riconosciamo" per segnali di attenzione o per sfondo di materia visiva-sonora che gli da forma...
se questa grana, questa opacità visuo-spaziale ed acustica vogliamo paragonarla al fiato-etere della nostra voce... allora vorremmo che il nostro animus e la nostra anima fossero quel paesaggio nella metamorfosi della nostra voce che si fa dialogo e si allontana negli altri che rispondono o interrogano
allora la psichè di questa anima che agita l'etere del discorso polivoco diventa essa stessa zona di risonanza tra noi e gli altri... per tono della voce, per contenuti, significanti e significati che danno forma ad una costellazione di idee, posture dialoganti...
questa psichè sospesa nel dialogo, è pur vero che non è altro che "mappa" e non territorio vero del mondo che ci sta attorno... ma pure in esso risuona, per memorie che ne sono carne ed ossa portanti risonanti, quella nostra voce negli altri ora opaca ora chiara...
alternanza di risonanze che attendono risposte e silenzi, visibili ed invisibili, udibili ed inauditi nello stesso tempo o per alternanze impossibili o pissibili.
ecco che il dialogo sospende il mondo delle idee e invece di dargli forma, toglie ad esso quella forma platonica che in questa civiltà puramente, astrattamente visiva, gioca le sua false carte nel gioco di specchi della filosofia consueta...
lunedì 8 marzo 2010
domenica 7 marzo 2010
solo attraverso il dialogo possiamo avvicinarci a quello che siamo, perchè il nostro specchio diventano gli altri mentre parliamo assieme a loro.
questo stesso specchio diventa un mondo che sembra starci accanto come carne della nostra stessa carne: altro da noi sì, ma, irrimediabilmente umano come noi stessi e quindi dialogo e progetto dialogico infinito.
questo è il senso della filosofia e del confronto con gli altri: la tensione inquieta del dialogo che è vita in comune.
dialogare, confrontarsi, domandare e restare, spesso, in silenzio, in ascolto.
questo stesso specchio diventa un mondo che sembra starci accanto come carne della nostra stessa carne: altro da noi sì, ma, irrimediabilmente umano come noi stessi e quindi dialogo e progetto dialogico infinito.
questo è il senso della filosofia e del confronto con gli altri: la tensione inquieta del dialogo che è vita in comune.
dialogare, confrontarsi, domandare e restare, spesso, in silenzio, in ascolto.
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